Gli ebrei italiani dopo l'8 settembre 1943. Il caso della famiglia Morpurgo de Nilma

Camicia contenente il fascicolo d'ufficio riguardante la causa civile promossa nel 1946 dalla principessa Matilde Morpurgo de Nilma vedova Colonna e dal Vescovo di Concordia contro il ragionier Oscar Casa di Trieste (ASPn, Tribunale di Pordenone, Fascicoli civili, Anno 1946, n. 29)
La famiglia Morpurgo de Nilma tra Ottocento e Novecento
Esponenti di un ramo triestino della famiglia Morpurgo stabilitasi nell’isontino a partire dal Cinquecento, i fratelli Carlo Marco (1827-1899) e Giacomo Mario (1867-1943) sono stati membri di spicco della Comunità israelitica cittadina. Banchiere il primo, filantropo e collezionista il secondo, si affermano nelle attività commerciali e finanziarie e ottengono il titolo de Nilma in aggiunta al cognome. Sposano le sorelle Emma (1839-1920) e Fanny (1848-1940) Mondolfo e risiedono insieme nel palazzo di via Imbriani, attuale sede del Civico Museo Morpurgo di Trieste. Tra le loro proprietà si annoverano anche fondi nel territorio pordenonese, come quelli di Varda, nel Comune di Brugnera, e di Sant’Andrea di Pasiano. Oltre ad essere mete di villeggiatura, tali tenute costituiscono per la famiglia Morpurgo sedi di attività agricole amministrate dai residenti locali; ivi inoltre all’inizio del 1943 decidono di trasferirsi Giacomo Mario e sua sorella, la principessa Matilde vedova Colonna (1869-1961), per fuggire alle persecuzioni razziali.
Il documenti dell'Archivio di Stato di Pordenone
L’Archivio di Stato di Pordenone conserva due importanti fascicoli riguardanti i beni pordenonesi della famiglia Morpurgo de Nilma, entrambi datati 1946. Il primo riguarda una causa civile circa la gestione delle aziende agricole di Varda e Sant’Andrea dopo l’8 settembre 1943 (ASPn, Tribunale di Pordenone, Fascicoli civili, Anno 1946, n. 29); il secondo raccoglie la documentazione prodotta per la dichiarazione di successione dei beni del barone Giuseppe Mario, spentosi presso l’ospedale di Pordenone il 18 dicembre 1943 (ASPn, Ufficio del Registro di Pordenone, Successioni, b. 314, fasc. 1).
Il 20 gennaio 1946 l'avvocato Sandro Rosso di Pordenone, in qualità di procuratore della principessa Matilde e del Seminario diocesano di Concordia-Pordenone, chiede l'iscrizione nel ruolo generale degli affari contenziosi civili della causa «avente ad oggetto pagamento di somme» promossa dai suoi clienti contro il ragioniere Oscar Casa di Trieste, delegato delle S.S. dal 2 febbraio 1944 per l’amministrazione delle già confiscate tenute agricole dei Morpurgo de Nilma. Qualche mese più tardi, nell’aprile del 1946 l’avvocato Michele Miani, Presidente del Comune di Trieste, si reca presso l’Ufficio del Registro di Pordenone per formalizzare la denuncia di successione dei beni del defunto Giuseppe Mario. Per volontà testamentaria già espressa nel 1941, quest’ultimo nomina il Comune di Trieste erede universale della sua «sostanza presente e futura», compresa la collezione d’arte e la biblioteca che devono essere assegnate a «una sede decorosa». Indica inoltre la sorella Matilde come parziale usufruttuaria e proprietaria della tenuta di Sant’Andrea di Pasiano e lascia al Seminario diocesano di Concordia-Pordenone quella di Varda. A causa della guerra in corso e poiché «la sostanza ereditaria del defunto è stata tenuta sotto sequestro dai tedeschi, per ragioni razziali, fino alla loro cacciata», il Comune di Trieste può denunciare la successione del barone Mario soltanto tre anni dopo la sua scomparsa.
Difatti, a partire dall'istituzione dell'Operationzone Adriatisches Küstenland, le proprietà degli ebrei vengono sequestrate e, nel caso delle aziende, gestite dagli ufficiali tedeschi o da amministratori da loro delegati. L’appartamento triestino dei Morpurgo de Nilma è «posto sotto strettissimo sequestro ad opera delle forze di polizia delle “S.S.” le quali, forzando ogni serramento, ripetutamente lo hanno visitato e ne hanno asportato gran parte dell’arredamento […] tenuto dai tedeschi costantemente chiuso a chiave con l’apposizione di bulini di controllo»; le aziende agricole di Varda e Sant’Andrea di Pasiano sono invece affidate al ragioniere Casa. In quanto eredi delle citate tenute pordenonesi, la principessa Matilde e il Seminario di Concordia-Pordenone nella persona del mons. D’Alessi, nell’immediato secondo dopoguerra intentano la citata causa civile accusando il ragionier Casa di aver svolto il suo incarico «non nello interesse e per il bene dei legittimi proprietari». L’avvocato Rosso insinua dubbi sulla qualità della gestione delle aziende agricole Morpurgo e sull'onestà dello stesso delegato.
Quella che inizia come una causa civile per la rifusione di somme e la sottrazione dell'automobile «"Lancia" tipo Artena carrozzata fuori serie e tappezzata in cuoio» di proprietà della principessa Colonna, si trasforma però ben presto, nel dialogo serrato tra i procuratori degli attori e del convenuto, in una profonda riflessione sul tema della colpa di chi, anche in Italia, fece di più che limitarsi ad obbedire.
Per approfondire
Civico Museo Morpurgo di Trieste https://www.museomorpurgo.it/
L. Del Fabbro, Effetti paradossali di una politica razziale. Il caso Morpurgo-Prataviera fra Trieste e le campagne del Friuli Occidentale (1938-1945) https://www.storiastoriepn.it/effetti-paradossali-di-una-politica-razziale-il-caso-morpurgo-prataviera-fra-trieste-e-le-campagne-del-friuli-occidentale-1938-1945/#sdfootnote37anc
Ultimo aggiornamento: 05/04/2026


